14-15/10/2011

È prestissimo ma connetto molto più di ciò che mi aspettavo. Shuttle per Orio alle 6,15, parte puntuale. Viaggio di discorsi.

Il decollo resta sempre un momento stronzo. RyanAir ci prova sempre coi suoi gratta-e-vinci. Il volo finisce abbastanza in fretta e l’impatto con il Belgio è, per usare un eufemismo, fresco.

CharleroiGare du Midi come da copione. Cominciamo a camminare. Le casette tipiche olandesi sono ovunque, belle, colorate. Anche a Bruxelles. Entriamo in una zona totalmente araba, cibo e uomini seduti con il loro cappuccino.

Poi la città cambia, perdendosi con noi in vie secondarie introvabili con itinerari compiuti. Birra e cioccolato. Gare Centrale e check-in. A pochi passi dall’hotel c’è la bellissima cattedrale di St. Michel. Stile gotico, imponente. Saliamo un po’ verso il Parlamento, che troviamo alla fine di una passeggiata per il Parc de Brussels. Curato, semplice e tranquillo.

Il centro ci richiama e ci stabiliamo in Place du Marchet. Souvenir dal classico mercante medio-orientale sempreverde “italiano mafia”. Evvai. Poi perdendoci a caso per direzioni approssimative ecco Grand Place.

Difficile spiegare le meraviglie a parole. Un quadrilatero di palazzi storici, per un attimo ti sembra di essere quattro secoli indietro. Gli indignados presenti in piazza ci riportano, però, subito al presente.

L’indomani il meteo ci fa il secondo regalo consecutivo e noi ringraziamo senza troppi complimenti. Ancora per il centro, letteralmente senza meta. Solo così scopriamo stradine uniche, poi la calamita di Grand Place ci costringe a tornare lì. Anche di giorno si lascia guardare e in uno dei palazzi c’è aria di matrimonio. Questo spettacolo che risale al ’600 è, citando l’UNESCO, la piazza più bella d’Europa. Difficile dare torto.

Senza direzione rimaniamo intrappolati nel centro di Bruxelles, che sembra non finire mai. Arriviamo poi allo storico palazzo della Borsa, che stacca decisamente con il resto. Sembra un tempio greco. L’atmosfera della città è contagiosa, così ti ritrovi a parlare seduto su un marciapiede e guardando il sole.

Torniamo in Rue de la Borse e ci fermiamo per pranzo. Non so perché ma questa zona mi richiama quella di un porto.

Direzione Gare du Midi, è tempo. La città cambia di nuovo e davanti a noi c’è un tipico parchetto dei quartieri popolari della periferia milanese. Tutte le stazioni del mondo sanno sempre essere degli spaccati di civiltà notevoli, un po’ come sentire una coppia turca con passeggino che discorre in italiano. Sì, siamo sempre a Bruxelles.

Shuttle-aereo e culo a terra di nuovo in madrepatria. Qualcosa di strano, voglia di tornare. Si sa come si parte ma non dove si torna. Ma questa è l’essenza del viaggio.