Prima regola del Fight Club, non parlate mai del Fight Club”. Purtroppo dobbiamo trasgredire immediatamente, sperando in conseguenze accettabili.

Vedere i simboli della finanza e del capitalismo, dell’American Way of Life per citare il film, demoliti dalla dinamite mentre suona Where is my Mind? dei Pixies è un ossimoro fatto immagine e musica. E, allo stesso tempo, un finale da manuale. Fight Club non parla di risse da scantinato, è piuttosto una sublime critica, sottile e allo stesso tempo potente quanto basta, a consumismo e modernità.

Fight Club (guarda il film onlineè un film culto, tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk. A girarlo ci ha pensato David Fincher, lo stesso di Seven e del più recente The Social Network, dandogli un indubbio valore aggiunto. Come ad esempio con fotogrammi istantanei di Tyler che compaiono nella pellicola, a caso ma non troppo.

Il protagonista è uno splendido caso di doppia personalità: Brad Pitt interpreta Tyler Durden (ai livelli di Aldo Raine in Bastardi Senza Gloria), a dir poco originale produttore di sapone, del tutto anarchico e anticonformista. In realtà il protagonista vero sarebbe l’assicuratore-stressato-rinato Edward Norton, che però non viene mai nominato. I due sono in realtà l’uno l’alterego dell’altro, una stessa persona sdoppiata. L’uno la realtà, l’altro il desiderio della realtà. Curioso ma indicativo, quindi, che l’unico nominato sia Tyler.

Dalla mente del protagonista nasce il Fight Club, inizialmente un luogo di ritrovo per battersi a mani nude in uno scantinato, man mano sempre più una comunità con regole e obiettivi precisi. Si radica in diverse sedi, coordinate e fedeli alla linea del loro guru. Persone comuni, durante il giorno schiave del lavoro e del consumismo made-in-Ikea che la notte diventano ciò che sono. Combattenti, soldati. Discepoli.

Jared Leto, anche front-man dei 30 Seconds to Mars, è l’ossigenato Faccia d’Angelo, uno dei principali seguaci del Fight Club e del successivo Progetto Mayhem, frutto della visione eco-terrorista di Tyler, con lo scopo di sabotare con atti clamorosi tutto ciò che è società moderna.

La parte femminile del film è un personaggio totalmente inconsueto e fuori dagli schemi. Interpretata dall’ottima Helena Bonham Carter, compagna e attrice prediletta di Tim Burton, l’estemporanea Marla Singer catalizza e si prende le attenzioni dei (o del) protagonisti, venendo in qualche modo ad essere parte integrante delle vicende.

Benvenuti quindi nel mondo distorto, utopico (quasi distopico) e immaginistico. Stiloso a dir poco. Ma, ricordate, “ottava ed ultima regola: se questa è la vostra prima sera al Fight Club, dovete combattere!”.