Ci siamo salutati con “Non dovevamo fermarci” di Giorgio Canali. Torniamo sull’Emilia, ancora una volta. Torniamo ai tardi anni ’80, torniamo al rock frammisto a simbologia.
I CCCP stanno scomparendo, ma la scena in Italia è ricca. Probabilmente ci sono artisti che per tecnica, sound e diffusione meriterebbero uno spazio su questa panoramica (che, promettiamo, durerà solo un’altra puntata), però è ingiusto tenere fuori i Disciplinatha. Anzi, ai Disciplinatha dedichiamo una pagina intera.
Cattivi. Anche se in futuro diranno di essere buoni. Di destra. Anche se non era vero.
Nascono nel prolifico ovile della Attak Punk Records. Bolognesi, dediti al politically scorrect sin dalla prima uscita. Addis Abeba è il titolo del primo singolo. Introdotto dal discorso di Mussolini sull’espansione coloniale. Manco a dirlo, l’album si chiama “Abbiamo pazientato quarant’anni, ora basta”, direttamente dal repertorio del pelatone.
Apriti cielo. La provocazione, in effetti un po’ estrema, non viene colta. Bersagliati dai più sprovveduti e politicamente guidati, trovano la loro oasi oltreconfine. “Sono l’unica band italiana che vale la pena ascoltare” dirà Jello Biafra, frontman dei Dead Kennedys. Quelli di California uber alles e Holiday in Cambodia. Nemo profeta in patria, d’altronde.
L’ispirazione della retorica fascista nasce per fare da contraltare ai CCCP, ma, a differenza loro, la politica non c’entrava nulla. Un po’ come Sid Vicious con la svastica al braccio.
Per chiarire l’equivoco ed evitare linciaggi negli ambienti, come dire, poco moderati, aprono il walzer delle precisazioni. Dopo sei anni senza album, ma con decine di concerti (alcuni anche riprodotti su disco), arriva “Un mondo nuovo”. Poi “A raccolta”, manco a dirlo, una raccolta. L’inedito che spicca è “Tu meriti il posto che occupi”, trucida analisi della vita quotidiana alla Chuck Palahniuk.
Il canto del cigno è memorabile. Esce una raccolta, “Battiato non Battiato”. Chiaramente si tratta di una serie di cover del famigerato Franco, riarrangiate da gruppi più o meno moderni. I Disciplinatha rispolverano la loro vecchia Up Patriots to Arms, con tanto di synth e cori femminili. Giudizio personale, mette i brividi. Dura e gelida. Meglio dell’originale.
La storia d’amore con i Disciplinatha non si chiude qui. Un giorno su un forum si dibatte su una possibile reunion. Su Facebook ci informiamo con una delle coriste, la bravissima Valeria Cevolani (già compagna, se non andiamo errati, del chitarrista Dario Parisini. Per la cronaca alla voce c’era Cristiano Santini, al basso Marco Maiani, alla batteria Daniele Albertazzi). No, non si riuniscono. Non sono come gli altri. (in)Disciplinatha.
Disciplinatha rappresenta un progetto interessante sia sul piano musicale che su quello culturale. Son curioso di vedere come si evolverà il video-documentario su di loro. Peccato che purtroppo siano ancora screditati come nella canzone Sensibile degli offlaga disco pax…
ps per caso sapete dove reperire la versione completa di questa trasmissione:
Ciao e grazie per l’apprezzamento! Sul video ci cogli impreparati, anzi francamente è la prima volta che lo vedo e ne ero stupito anche io che fossero saliti alla ribalta di Mixer anni addietro!
Grazie per la risposta. Io lo sto cercando da tanto tempo il video di mixer ma non lo trovo su nessun canale. Ho provato pure a chiedere in giro ma niente…
Per il resto ti rimando alla pagina facebook del documentario su disciplinatha: https://www.facebook.com/pages/Disciplinatha-Documentario/313083123093
L’intervento di Dario Parisini racchiude alla perfezione lo spirito dei disciplinatha di quel periodo…