Il 1998 a Cesenatico non è un anno come gli altri. E, a posteriori, non sarà mai più un anno come gli altri. Dario Fo ha vinto da poco il Nobel e ora passeggia per la pineta. Poi senti un rombo, una moto di grossa cilindrata. Tutti si voltano. Il Pirata è tra loro.

Un anno dopo, Madonna di Campiglio. Lo scandalo del doping e l’improvvisa esclusione da un Giro d’Italia che aveva già vinto, in continuità con la storica doppietta Giro-Tour dell’anno prima. Più che altro, l’inizio della fine.

A quei tempi a Cesenatico tutti facevano la fila alla piadineria di famiglia. Marco Pantani era dappertutto. Le sue salite, la sua fatica grintosa resteranno sempre. Uno sport forse malato il ciclismo. Ma il pirata era scalatore vero.

La sua ultima salita fu la vita. Colpevole o no, fu massacrato mediaticamente. E non resse. Morì per arresto cardiaco dovuto all’abuso di sostanze stupefacenti. Solo. Depresso. Oggi sarebbe il suo compleanno.

Ciao Pirata.

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